San Filippo Neri

 

Canonizzato nel 1622 da Papa Gregorio XV

S. Filippo Neri è oggi compatrono della città di Roma.

Nacque a Firenze il 21 luglio 1515 in una famiglia di notai, di piccola nobiltà, era un bambino dal carattere, pio e gentile, vivace e lieto, che suscitava affetto ed ammirazione tra tutti i conoscenti.

Divenuto ragazzo, viene descritto come come un ragazzo di “bellissime fattezze” che amava tenere i capelli lunghi e i bei vestiti.

A 18 anni andò a lavorare dallo zio Bartolomeo, un ricco mercante, che non avendo eredi voleva lasciare tutto al nipote Filippo; ma così non fu perché il ragazzo

DECISE di lasciare tutto e seguire GESU’.

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Così nel 1551, all’età di 36 anni, Filippo viene ordinato sacerdote

Passava intere giornate nel confessionale ed era tanto bravo che non vi era un peccatore che andando da lui peccatore, per ostinato che fosse, non riprendeva la retta via; qualcuno infatti lo evitava per non convertirsi!

Padre Filippo amava molto i poveri ed era di continuo a contatto con il popolo; visitava gli ammalati nelle loro case e negli ospedali, e li serviva di giorno e di notte. Ma ciò che prediligeva erano i GIOVANI, che avevano trasformato la sua stanza nel loro luogo di ritrovo .

 


Filippo andava a cercare uno per uno ragazzi poveri, abbandonati a se stessi; li faceva giocare, cantare, e li educava alla preghiera, all’ascolto della Parola di Dio e alle opere di carità…

nasce così l’ORATORIO.

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Ciò che voleva fare era annunciare il Vangelo ai più piccoli in modo simpatico e piacevole puntando lo sguardo sul bene, con proposte che li coinvolgessero…parlava al loro cuore,  amorevole e allo stesso tempo autoritario, sapeva ben comprendere i loro bisogni. Li spingeva a rendere concreta la carità aiutando soprattutto i poveri e i malati.

 

Qualcuno però si lamentava della “troppa allegrezza” dei suoi giovani.

E lui tranquillamente diceva: «Lasciateli, miei cari, brontolare quanto vogliono. Voi seguitate il fatto vostro. State allegramente: non voglio scrupoli, né malinconie; mi basta che non facciate peccati».

E quando doveva calmarli un po’ diceva loro: «State buoni… se potete».

 


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Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto per i poltroni

Nel confessarvi dite prima i peccati più gravi, perché il demonio non vi tenti di occultarli alla fine”.

Non gli mancano, però, le tribolazioni. Il Signore lo visitò anche con prove e contrarietà gravissime: fino allo scherno sopra le sue opere di bene, fino alla calunnia più vile, fino alla ribellione di qualcuno dei suoi confratelli; prove che egli vinceva con la dolcezza e la confidenza filiale in Dio.

Viene anche denunciato al tribunale dell’Inquisizione come “turbatore della quiete pubblica”: ma Papa Paolo IV  lo difende da ogni accusa.

 

 

 

Il ❤︎ CUORE di fuoco

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Il Signore gli fece il dono del “fuoco divino” …era una notte del 1544 quando immerso in preghiera nelle catacombe romane (luogo in cui il Santo si recava spesso a pregare) vide e sentì come un globo fuoco pentrare il suo petto; il suo cuore si dilatò al punto di rompergli due costole del lato sinistro (constatato dai medici dopo la sua morte). Questo fuoco divino continuò a infiammare ogni giorno il suo cuore tanto che quando celebrava l’Eucarestia, era catturato dal fervore mistico e il suo cuore palpitava forte.

«Basta, Signore, basta! perchè questo mio cuore è sì piccolo per amare Voi così amabile! »

Cercava in non distrarsi per non essere rapito in estasi, ma nonostante ciò , quando si avvicinava all’altare iniziava a tremare e il fuoco gli bruciava nel petto. Al momento della comunione il suo volto si illuminava di gioia bevendo dal calice, spesso, lo si sentiva esclamare: “È proprio sangue! è sangue vivo!”

 

Sempre lieto, comunicava letizia a chiunque lo avvicinasse, per questo il popolo di Roma e la Chiesa lo ricordano come il

“Santo della Gioia”.

 

San Giovanni Paolo II invitava i giovani a imitare S. Filippo Neri:

“Sforzatevi, come lui, di servire Dio nella gioia e di amare il prossimo con semplicità evangelica.”

Novena

S.Filippo Neri
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