II Domenica di Quaresima

 

«Questi è il Figlio mio, l’amato»

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.


NON SERVONO ANTIDEPRESSIVI, MA CONTEMPLAZIONE …

 

Ci sono delle giornate nella nostra vita in cui fai fatica a tirare a sera, sembra di non trovare la motivazione vera per affrontare tutte le piccole e grandi difficoltà; tutto ti pare piatto, tutto sempre uguale, senza slanci, senza possibilità di vedere un risultato.

Avevi sognato, ma i sogni si sono confusi e talora infranti. La vita sembra tutto un grigiore. E siccome non siamo in grado di sopportare o ancora peggio di guardare oltre, di salire su baobab per guardare la vita da un punto di vista superiore, usiamo antidepressivi pensando che la questione sia di tipo chimico.

Anche i discepoli di Gesù spesso erano smarriti; avevano seguito Gesù, li aveva entusiasmati, aveva fatto nascere in loro modi nuovi di affrontare la vita, anche se non aveva nascosto loro previsioni di prova e di dolore.

Avevano bisogno di uno squarcio di cielo nel grigiore della nuvolaglia della vita.

Un giorno ne ha presi tre, i tre che nel Getsemani non riusciranno nemmeno a star svegli quando Gesù soffrirà le pene dell’inferno, prima di essere tradito, li ha portati su un monte, dal quale si domina una bellissima pianura e li ha mostrato il suo vero volto di figlio di Dio, di uomo perfetto, di culmine della creazione, di connaturali con Dio. Ha anticipato per gli apostoli il paradiso.

Li ha resi felici, ha squarciato davanti a loro le nebbie del dubbio, della routine, della indifferenza e li ha portati per poco nel suo mondo di bellezza. È stato solo per poco. Ma la pienezza di Dio è oltre la nostra vita. Facciamo qui tre tende, ci mettiamo qui con te. Chi ce la fa a tornare a casa con il solito marito, i soliti figli, il solito tran tran? Quanti piatti devo ancora lavare nella mia vita? Quanti treni devo ancora prendere per essere felice? Quanti liti devo ancora sopportare? Io starei bene qui, fuori dal mondo, a guardarti.

…Proviamo invece a trapanare la nostra vita;

sotto ci sta la possibilità di contemplare la bellezza del creatore. Abbiamo bisogno sempre più spesso di contemplare il Signore, di metterci in silenzio a comunicare con l’infinito, di fissare il suo volto per poter prendere forza per vivere, nutrire la nostra speranza.

Ma come lo posso contemplare?

(Domenico Sigalini – Vescovo Emerito di Palestrina)

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